#1: Dalla Zona Contaminata

Ho 16 anni e sono a casa con un compagno di classe: eravamo usciti prima da scuola poiché quel giorno avevamo assemblea di istituto, il che voleva dire poter uscire prima e conoscere un po’ di quella vita mattutina che solo la domenica ci riservava ma noi rifiutavamo per qualche momento in più nell’intimità dei nostri letti.
Facebook era una cosa ancora nuova e i social media erano ancora argilla da plasmare e potevano essere tutto, anche qualcosa di valido alla fine.
Il mio compagno prende il mouse e mi mostra il trailer di un videogioco nuovo e prossimo all’uscita: il tema è post-apocalittico. Sei a Washington DC in un qualche tempo successivo ad un olocausto nucleare che ha praticamente devastato il pianeta nei primi anni di quanto ora chiamiamo “Guerra Fredda”.
Fuggi da un rifugio sottoterra, un Vault, e devi andare in giro a cercare tuo padre che si è dato alla fuga per un qualche non meglio definito motivo.
Ciò che tuttavia cattura la mia attenzione, oltre a storia e ambiente, è il sistema di combattimento: quando sei di fronte a un nemico, non sempre un banale essere umano, hai la possibilità di rallentare il tempo per studiare i suoi punti deboli così da scegliere i colpi più accurati e sparare il più letalmente e preciso possibile nel giro di pochi secondi. Un battito di palpebre rispetto a quanto faresti senza questa abilità, spendendo anche 5 minuti buoni ai primissimi scontri che devi affrontare perché il tuo nemico è gestito da una IA (il computer nella tua console) e le IA dei videogiochi o non rispondono sempre alle leggi della fisica oppure le ricreano, se possono.
Nulla mi avrebbe indotto a pensare che a distanza di 10+ anni mi sarei ritrovato in un’altra Zona Contaminata: ieri una regione, oggi una nazione intera.
Pensavo prima a una cos: nel videogioco menzionato i tuoi nemici non agiscono sempre per interesse o lucro. Molti di loro sono “supermutanti” (esseri umani esposti a dosi di radiazioni sufficienti a mutarli permanentemente in aspetto e abilità) e varie altre creature originatesi dal contatto letale tra le suddette radiazioni e la fauna del pianeta Terra. Molti di questi essere non ti attaccano perché vogliono i tuoi soldi o il potere: ti attaccano perché non sei loro, sei un pericolo,come il leone per una zebra, o cibo (applicare il contrario).
Ci sono anche ora dei nemici? O al più delle persone che agiscono contro il mio interesse? Sono quelli che assediano i treni per tornare alle loro case e non saranno chiamati a rispondere, forse perché troppi forse perché “non l’ho fatto solo io comunque” ?
Sono quelli che girano per le strade senza motivazioni valide, anche solo per farsi due passi nelle sere deserte della città? Sono quelli che non attendono istruzioni ufficiali e emanano bozze o progetti di legge scatenando reazioni che avrebbero potuto essere contenute sufficientemente solo un filo più tardi?
Sono io che non ricordo quante volte ho lavato le mani o se avrei dovuto lavarmele quella volta e anche quella prima ancora?
Sono quelli che non sono mai stati seri nella propria vita? Forse sono quelli che dicevano di voler chiudere tutto e ora salgono sul carro dei “vincitori”, non fosse che a furia di ripetere un concetto uguale alla fine, per ragioni statistiche, azzecchi una previsione corretta? Questo sempre che non si contraddicano più volte nello stesso flusso di pensieri, eh.

Mi appresto così a vivere questa nuova Zona Contaminata, cercando una resistenza più logica che aggressiva allo scetticismo del “Fuori”. Non ho più quel videogioco: il tempo me lo ha sottratto gradualmente, pur avendo ricordi molto idillici di quell’esperienza videoludica che “come vedi, ancor non m’abbandona”.
Non mi resta che provare questo nuovo gioco e vedere come me la cavo. Fuggo ora da ogni tentativo di violenza e non mi resta che aspettare di fare la mia parte, parte che forse deve ancora arrivare o forse è già qui.

Oggi, come nei 16 anni videoludici, “non mi sta prendendo molto ma forse sono io che non gioco ancora bene”.

#0: In principio fu il Caos…

Prendi un individuo particolarmente annoiato e procrastinatore cronico, aggiungi un pomeriggio di inizio marzo qualsiasi e un paio di impegni lavorativi rinviati tacitamente al lunedì.

Aggiungi il composto in una ciotola insieme a scarsa propensione a metodi di rilassamento più sani e che non includano fissare gli occhi su uno schermo. Setaccia ora la farina di tipo “la prima che trovi, tanto sticazzi” e lascia riposare il composto in frigo finchè non te ne dimentichi.

Ecco, al momento non sono ancora fuori dal frigo: non so quale potrebbe essere il mio potenziale o se mai ci abbia lavorato negli ultimi tempi. Intraprendo questa attività sulla falsa riga di una raccomandazione medica: non mi sento a mio agio farlo ma sento di non avere scelta.

Lo scopo della presente è introdurre questa nicchia dove espirerò e darò voce virtuale a qualsiasi cazzata mi passi per la testa. Nella vita reale sono solito seguire alcune regole essenziali in tema di conversazione: non parlare di politica, non parlare di cronaca e non parlare (troppo) di te stesso. Tutti e tre sembrano attraenti ma alla fine la puzza del pesce marcio della noia si fa sentire oppure si va oltre la soglia di attenzione media dell’homo sapiens del ventunesimo secolo, ossia 5 secondi scarsi. Sulla competenza a sfiatarsi a riguardo, ahimè, il danno è fatto.

Buona lettura e mandatemi un messaggio quando arrivate.